Friday, 30 September 2016

Zanzibar

Io le ammiro le persone che hanno costanza in tutto ciò che fanno.
Io faccio due cose e riesco a non aver costanza manco in quelle.
Avrei dovuto scrivere del safari...e invece non ho nemmeno ancora riguardato tutte le foto. Ogni volta che apro la cartella e leggo 2041 files mi sento male.
M'è venuta voglia di scrivere di Zanzibar, e quindi. 

Non sono un'amante del mare, devo averlo già detto un centinaio di volte.
Il sale mi infastidisce, la sabbia si infila ovunque, il sole è troppo caldo, star fermi ad abbronzarsi è estremamente noioso.
Che fossi una rompicoglioni d'altronde era stato chiarito da tempo.
Quando è stato il momento di votare tra un giorno in più di safari ed uno in più a Zanzibar, mi sono fiondata sul safari in tempo zero. Fatto sta che si è in democrazia e la maggioranza vince: i compagni di viaggio hanno optato per Zanzibar.
Ho iniziato subito ad informarmi sulle possibili escursioni, per evitare la noia mortale da spiaggia. Giro delle tre isole, escursione con i delfini, tour delle spezie, safari blu. Un sacco di barca, il nemico numero uno per chi soffre il mal di qualsiasi mezzo di movimento, ma piuttosto che il far nulla in spiaggia tutto il giorno: barca sia. 
Abbiamo preso il nostro mini aereo da Arusha, in un aeroporto meno attrezzato del campo volo di Bresso, con dei controlli alla security che vi lascio immaginare, un ritardo di più di un'ora su 45minuti di volo perchè tanto Hakuna Matata...e siamo arrivati a Stone Town, un micro aeroporto dove il pezzo forte è la consegna bagagli: a cosa serve il nastro quando si può fare tutto comodamente a mano?! Omini che buttano bagagli qua e là e tu che cerchi di individuare il tuo prima che lo scaraventino sul pavimento ricoperto di terra. Una scena epocale.
La prima mezza giornata sull'isola prevede un breve tour del paese, cena e dopo cena in un localino trovato dopo mille giri alla ricerca di qualcosa di accettabile. 










Stone Town è parecchio diroccata e non proprio sicurissima...non esattamente una tappa imperdibile insomma.
Ma i tramonti, wow.

Giornata successiva: famoso tour delle tre isole. 
Prima sosta a Prison Island, dove incontriamo un saaaacchisssimo di tartarughe di terra...e volano selfie come non ci fosse un domani!





Un po' di snorkeling, non certo la barriera corallina del Mar Rosso, ma ci sono un po' di Nemo e addirittura una conchigliona di quelle che sembrano rivestite di velluto e che non vedevo da Sharm '98...un sacco di bei ricordi all'improvviso.

Terza sosta: lingua di sabbia. E qui Zanzibar inizia a farsi vedere. Una spiaggia bianchissima, semi deserta, circondata da acque cristalline, con un bel sole caldo al punto giusto...oddio, c'è di peggio. Per una volta posso anche godermi il dolce far niente. Non si sta poi tanto male.




Pranzo e pomeriggio di assoluto relax spiaggiati al sole, intervallato da qualche foto. 

Spostamento verso Jambiani, ci fermiamo in un residence molto hippie, dove l'hakuna matata si mischia al Peace&Love e tutto è molto rallentato, senza fretta. Take it easy, sei in vacanza, senza pensieri. Vallo a spiegare alla mia indole milanese.


Terzo giorno: si nuota con i delfini! 
Istantanea nella tua mente:


Ora, la gita con i delfini prevede la sveglia alle 5 del mattino e l'uscita all'alba su una barchetta di legno che non si sa come faccia a star su. Due cose che amo alla follia (leggi=ironia).
Ma per un bagno in acque cristalline circondati da delfini, questo e altro.
Poi però arrivi lì e ti ritrovi su sta barchetta del 1912, circondati da altre mille barchette del 1912, un affollamento che manco al centro commerciale il primo giorno dei saldi...e vaghi, vaghi, vaghi per due ore alla ricerca di un cavolo di delfino, che poretto ha pensato bene di scappare da questa orda di umani impazienti, su e giù dalle onde a velocità della luce, con gente che si sente male e il gran comandante in capo che ti dice di aver pazienza...tu imbottita di Xamamina che preghi in dieci lingue diverse di uscirne almeno semi-sana...


Poi, dopo due ore che sembrano dieci, arriva la telefonata dell'omino che sta dalla parte opposta del golfo: ci sono i delfini. 
E via, ci si fionda. Millemila all'ora, si sfida il mare, la barca a tratti prende il volo e poi riatterra sull'acqua con un rumore assordante e conseguenti botte pazzesche per noi, che cerchiamo di rimanere aggrappati e non volar via.
Ma perchè cazz* mi metto sempre in 'ste situazioni, che sto male pure sul materassino in piscina?!?!?
Arriviamo al punto X. Una distesa di barche e gente impazzita. 
A un certo punto, si intravede il delfino. 
Ammetto, nonostante tutta la situazione e dir poco raccapricciante, di essermi un pochino emozionata. Me ne vergogno. 
Ho cercato di fare qualche foto al povero Flipper che cercava di scappare, circondato da ogni lato. L'abbiamo inseguito tutti per un po', poi finalmente è riuscito a filarsela.




Non proprio the best experience ever.
Alle 11 eravamo di ritorno, ad attenderci: una giornata di puro relax sulla spiaggia.
Abbiamo lasciato i nostri bungalows e ci siamo incamminati sulla spiaggia, per raggiungere Paje. 

Mi capita spesso di innamorarmi di un posto.
Meno spesso di un posto di mare.
Zanzibar mi è entrata nel cuore.











Le altre meraviglie di quest'isola nel prossimo post.





Tuesday, 20 September 2016

Un giorno a Ravenna

Lo so, dovrei scrivere della Tanzania. Ma intanto.

Ravenna. Dietro l’angolo eppure mai visitata per bene in quasi trent’anni.
Quanti posti meravigliosi abbiamo in Italia di cui spesso ci dimentichiamo! Tendiamo sempre ad esaltare gli altri paesi sottovalutando quello che abbiamo a due passi da casa, ma dovremmo davvero imparare a valorizzare il territorio perchè siamo ricchissimi di meraviglie in ogni dove!

Ravenna si visita per bene in un paio di giorni, io purtroppo ne ho avuto uno soltanto e ho dovuto concentrare tutto in poche ore con uno dei miei soliti tour de force. Non sono riuscita a vedere tutto, per cui ovviamente ci dovrò tornare, ma per una prima gita mi posso ritenere soddisfatta.

Treno all’alba da Milano e alle 9.30 sono a Ravenna. Colazione e chiacchiere con la mia G. Che dovevamo recuperare i due mesi di lontananza. Due cappuccini e un bombolone: 3 euro. Ci guardiamo. Alla faccia dei prezzi di Londra.

Primo stop: tomba di Dante, un piccolo tempietto, anche un po’ anonimo, in fondo a una via. Niente di pomposo come potevo aspettarmi per la tomba di uno dei più grandi letterati della storia italiana.






Lì accanto c’è la Basilica di San Francesco, che non era stata inclusa nell’itinerario, ma essendo di strada decidiamo di entrare comunque. E meno male, è una sorpresa!
All’interno della basilica c’è una cripta con un pavimento in mosaico che è possibile sbirciare da una finestrella: trovandosi sotto il livello del mare, la cripta è diventata una piccola piscina, con tanto di pesci che nuotano sopra i mosaici! Bellissima! Le foto non le rendono giustizia.





Ci spostiamo verso la Biblioteca Classense, in cui si trova un’aula magna da togliere il fiato! A un certo punto, dopo la duecentesima foto, mi autoimpongo di spegnere la macchina fotografica ed uscire. Ci avrei passato ore in quella piccola biblioteca nella biblioteca, ma la lista di cose da vedere era troppo lunga e il tempo a disposizione troppo poco.





Ci incamminiamo verso il Duomo e il Battistero Neoniano.
Il Duomo c’è da dire non è nulla di che. Si perse decisamente se confrontato con le altre attrazioni della città.
Il battistero invece è bellissimo...peccato per le impalcature! Eddai non potevo visitare una città senza impalcature, non sarei stata coerente. Un po’ di disturbo ci deve sempre essere. Odiosa maledizione.






Passiamo per Piazza del Popolo, ci allunghiamo alla torre civica e arriviamo al secondo battistero, quello degli Ariani. Altrettanto bello, non c’è che dire.








Ultima visita prima di pranzo: Sant’Apollinare Nuovo. Entro e mi perdo per una buona mezz’ora, scatto foto all’impazzata, giro a naso in su senza dar retta a niente e a nessuno, in un WOW continuo. Bellissima. Incredibile come i mosaici ravennati siano arrivati fino a noi in queste condizioni.








Sant’Apollinare è Nuovo perchè viene distinta da un’altra chiesa con lo stesso nome in città, quella di sant’Apollinare in classe, che purtroppo non siamo riuscite a vedere.

È ora di pranzo. Ci fermiamo all’Antica Bottega di Felice – il servizio lascia a desiderare, purtroppo, ma il cibo è ottimo! Se avete tempo e pazienza, ve lo consiglio.

Dopo pranzo il pezzo forte: basilica di San Vitale e mausoleo di Galla Placidia.
Ora, ok, tutti abbiamo studiato i mosaici ravennati su qualche libro del liceo ormai bell’e che dimenticato, per cui sì, ci si può aspettare dei bei mosaici. Ma per quanto belli potessi aspettarmeli, non credevo COSI belli.










San Vitale lascia ammutoliti. È stratosferica.
A furia di guardare il soffitto e fare foto mi è venuto mal di collo. Non riuscivo a smettere di fissarlo.
Mi sono obbligata a leggere qualcosa, per evitare di rimanere lì con il collo bloccato, e abbiamo quindi scoperto dell’esistenza di un labirinto sul pavimento, con decine di frecce che partono dal centro e vanno verso il centro della Basilica. Il labirinto sarebbe simbolo del peccato e percorso verso la purificazione - trovarne la via d'uscita sarebbe un atto di rinascita. E quindi via a giocare sul pavimento.
Finito il giochino ho fatto un altro paio (di centinaia) di foto e siamo poi passate a Galla Placidia, lì accanto; un piccolo mausoleo voluto dall’imperatrice ma in realtà mai utilizzato in tal senso. Anche qui mosaici a non finire.



Le visite importanti sono finite, facciamo una passeggiata verso il Mausoleo di Teodorico, immerso in un grande parco, e la Rocca Brancaleone.




La visita a Ravenna per questa volta è terminata...ho già una breve lista di posti da vedere alla prossima occasione!

Come avrete intuito...consigliatissima! Saltate su un treno uno dei prossimi weekend: un sabato culturale a Ravenna e una domenica di mare in riviera!