Wednesday, 30 March 2016

Weekend a Firenze

Una delle tante fortune che ho avuto vivendo a Londra è stata quella di incontrare persone adorabili. Così, per caso, andando a prendere un caffè al bar o facendo una passeggiata nella countryside inglese in una freddissima o piovigginosa giornata d’inverno. Quando un sabato pomeriggio ti ritrovi a camminare in mezzo al fango cercando di non scivolare e maledici il giorno in cui ti sei iscritto a una giornata di hiking invece che prenotare un pomeriggio alle terme...nulla rimane se non sostenersi a vicenda. Et voilà, hai trovato dei nuovi amici. Nel qual caso, un meraviglioso gruppo di toscani.

E quindi che fai, non vai a trovarli gli amici quando rientrano in Italia e ti ospitano per la notte a Firenze?! Meraviglia!
Weekend toccata e fuga, ma decisamente apprezzato. Un po’ perchè...Firenze è Firenze, sempre impeccabile. Un po’ perchè V. e C. sono stati carinissimi, come sempre, e nonostante i mille impegni mi hanno dedicato parecchio tempo e assecondato i miei desideri da tipica turista J Favolosi!

Partenza sabato mattina all’alba, alle 9 sono a Firenze. Piove. E te pareva.
Cerco un posto riparato nei dintorni, la scelta cade su Santa Maria Novella, non ci sono mai stata. È a pagamento ma sembra essere molto bella, per cui compro un biglietto ed entro. La tizia alla cassa mi dice che c’è una visita guidata che sta per iniziare...non mi faccio certo scappare una guida! Nel frattempo però inizio a fare un giretto da sola. Chiostri, cortili. Indicazioni per il Cappellone degli Spagnoli, le seguo senza avere la minima idea di quello che mi aspetta (beata ignoranza). 
Entro. Do un’occhiata al volo. Inizio a piangere.








Io di arte non capisco una mazza. Non so assolutamente giudicare un’opera artistica di qualsivoglia natura. Non trovo grandissime differenze tra un quadro di Raffaello e i quadretti che vendono a 5 euro alle fiere di paese.
Ci sono però dei luoghi, delle opere, delle situazioni che hanno la capacità di commuovermi al primo sguardo.
Non so riconoscere la grandezza di un’artista, ma credo che quando uno spettatore si commuove, allora sì, si è decisamente raggiunto lo scopo. Poco mi importa chi o cosa ci stia dietro. Quello su cui mi baso è sempre e comunque la sensazione che suscita in me. Posso essere di fronte al disegno di un bambino che mi fa sorridere o sentire una canzone stupida che mi mette di buon umore e commuovermi fino alle lacrime. E poi trovarmi di fronte a un quadro di Leonardo e...mmhè. Anche no.
Cappellone degli Spagnoli promosso a pieni voti, ancora prima di sapere cosa, quando, perchè. Credo di avere almeno un centinaio di foto solo di questa sala, è stato un WOW continuo per una buona mezz’ora mentre scattavo all’impazzata.

Poi è arrivata la guida. Ci ha portati all’interno della Chiesa e spiegato per filo e per segno la storia di Santa Maria Novella e dei personaggi che le sono girati intorno, raccontando storie ed aneddoti, mostrandoci le grandi opere che ancora si trovano al suo interno (tra le altre , il crocifisso di Giotto e la Trinità di Masaccio). Io imbambolata per tipo un’ora, in una sorta di trance, cercando di immagazzinare quante più informazioni possibili, consapevole che in ogni caso avrei dimenticato tutto in qualche ora con la memoria da pesce rosso che mi ritrovo. Ma comunque. Bellissimo, meraviglioso. Lei bravissima, innamorata del suo lavoro, una passione pazzesca che è riuscita a trasmettere tutta. La Chiesa un capolavoro, una collezione di opere incredibili e una storia che merita di essere ascoltata.






La visita si è conclusa con il Cappellone degli Spagnoli che avevo già sbirciato e che finalmente ho scoperto essere la Sala Capitolare del convento di Santa Maria Novella.
Se siete a Firenze, non fatevi frenare dall’ingresso a pagamento e andate a colpo sicuro a visitare questa meraviglia!




Ora di pranzo, V. mi porta al nuovo Mercato Centrale, in zona San Lorenzo. Un vero e proprio mercato a piano terra e una serie di botteghe, pizzerie e bar al primo piano. Prendi quello che preferisci e ti siedi dove vuoi. Tipico stile dei mercati europei che finalmente è arrivato anche in Italia - vedi Eataly e il Mercato Metropolitano (che ovviamente a Milano è stato solo temporaneo..MAPERCHÈÈÈ?!). Un format che piace e funziona! Speriamo ne nascano di nuovi!

Nel pomeriggio classico giretto in centro: piazza del Duomo, piazza della Signoria, Ponte Vecchio.












E sono pronta per gli Uffizi. Perchè si sa: la cultura prima di tutto! E pazienza se odio le gallerie d’arte che piuttosto sparatemi e mentre giro come un ebete per il museo senza capire un’acca di quello che ho davanti mi maledico e riprometto che basta, con i quadri ho chiuso! Puntualmente ci riprovo. Puntualmente non mi piace. E si va avanti cosi, perchè ‘una volta nella vita bisogna vederlo’.
E quindi signori si possono eliminare dalla lista anche gli Uffizi.
ü  La Nascita di Venere di Botticelli
ü  La Primavera di Botticelli
ü  Il Tondo Doni di Michelangelo
ü  Ritratto dei Duchi d’Urbino di Piero della Francesca
X  Caravaggio era in gita a Tokyo e quindi me lo sono persa (ecchesfigaeh)







Tondo Doni - poca gente

Venere di Botticelli - sempre poca gente

Primavera di Botticelli - ancora poca gente


Stremata dopo due ore a zonzo per il museo, mi aspetta una bella seratina: aperitivo e cena con un bel gruppone di amici! Best way to end up the Saturday night!

Qualche ora di sonno, una supercolazione con brioches (sono stata stra-coccolata in questo mini break!) e si riparte subito alla grande: per la domenica abbiamo acquistato il biglietto per l’ingresso al Campanile di Giotto, Battistero, Duomo, Cupola del Brunelleschi e Museo dell’Opera del Duomo.




Cinque ore, cinque attrazioni, quasi 900 scalini. Ma ne vale la pena.
Il campanile, rivestito di marmi bianchi, rossi e verdi come quelli della Cattedrale, fu iniziato da Giotto nel 1334. Giotto riesce però a vedere realizzata solo la prima parte del progetto, che viene poi portato a termine da Andrea Pisano e Francesco Talenti.
La salita è bella tosta per chi non è allenato come la sottoscritta, ma la vista è molto bella. In una giornata primaverile di pieno sole deve essere favolosa, ma non ci è andata poi malissimo!







Il Battistero di San Giovanni è una delle più antiche chiese di Firenze. Famoso soprattutto per l’immenso mosaico dorato che riveste la cupola internamente e le tre porte bronzee (due delle quali sono in realtà riproduzioni, gli originali sono ora visibili al museo dell’opera del Duomo).






Pausa pranzo, che la salita ci ha sfiniti J Prendiamo un panino da Ino – panini di ogni tipo fatti sul momento, prodotti freschissimi, prezzi non troppo ragionevoli, ma buono!

Il tempo stringe, si torna in piazza e ci si mette in fila per la cupola del Duomo, capolavoro del Brunelleschi e decorata da Giorgio Vasari e Federico Zuccari. Anche qui, parecchi gradini, gli ultimi anche piuttosto stretti, di certo non adatti ad un claustrofobico. Vista anche qui molto bella (cupola e campanile sono a pochi metri di distanza, quindi il panorama è molto simile). È un vero peccato che la cupola non si possa ammirare dal basso, nei pressi dell’altare, area riservata ai fedeli in preghiera e negata ai semplici turisti. Ammirare l’affresco nella sua interezza deve fare senz’altro un altro effetto.








Concludiamo la nostra giornata con il Museo dell’Opera del Duomo, aperto da pochisssssimo! Tra le altre opere, vi si trovano la Pietà Bandini di Michelangelo, le porte originali del Battistero, la Maddalena di Donatello, la Galleria del Campanile di Giotto e quella della Cupola del Brunelleschi. Quite interesting, certo ci andrebbe dedicato ben più tempo...magari con una guida, che ti spiega giusto due cosine, che se no siamo sempre punto e a capo.

That’s it! Mi posso dire più che soddisfatta della mia seconda visita a Firenze! Devo assolutamente tornarci e visitare anche i mille minuscoli paesini delle campagne toscane, uno più bello dell’altro! Sono tutti sulla mia infiniiita bucket list J Tornerò!





Saturday, 19 March 2016

Londra-Milano solo andata

Non scrivo da mesi.
È stato un periodo un tantino caotico.
Rientrata in Italia per lavoro a Dicembre, con l’idea di starci giusto per il pranzo di Natale e via, sono stata presa alla sprovvista: che vuoi rimanere a lavorare qui??
Da una parte Londra, una città che amo alla follia, il mio gruppo di amici e i nostri weekend sempre super full, l’aver sempre qualcosa di nuovo da fare, da vedere, da imparare; una coinquilina su cui sai di poter contare, sempre.
Dall’altra il lavoro per cui ho studiato per anni, quello che ho sempre voluto fare, in un’ambiente decisamente più stimolante del mio ufficetto londinese in cui ormai avevo preso a parlare con i muri.
E quindi tra singhiozzi e crisi esistenziali ho spedito i miei tredici scatoloni, lasciato la mia casetta (che mi ha fatto tanto dannare ma a cui alla fine mi ero affezionata), salutato tutti i miei amici con i lacrimoni agli occhi e sono rientrata a Milano.
Sono qui da poco più di un mese e mi sembra un secolo. La mia vita londinese mi manca infinitamente. 
Mi sento un pesce fuor d’acqua, mi ci vorrà tempo per ritrovare il mio posto in quella che in fondo è casa mia.
Suona strano, lo so. Ma sono spaesata. Mi mancano le mie persone.
Mai avrei creduto di farcela lontano da qui, e invece è andata alla grande. 
Per cui adesso ci si mette sotto e si rinizia da capo, di nuovo.
E sarà il caso di riprendere anche a scrivere, che si è un tantiiiiino indietro.
Rimboccarsi le maniche e ripartire.
Ci si risente presto, giuro.