Monday, 21 December 2015

Turchia Discovery: Turkish drama e Chimere

Ci si era lasciati nel bel mezzo della Cappadocia, dopo una prima giornata tra mongolfiere e valli dalle mille forme. E ci si era ripromessi un Turkish Drama, che una vacanza non mi può filare tutta liscia. E quindiiii: prima notte in Cappadocia passata a vomitare l’anima, detta così schietta schietta, alternando brevi dormite sul pavimento del bagno, in mancanza delle forze per strisciare fino al letto. Alle 7 del mattino vado in camera della coordinatrice, mi adagio sul letto con la leggerezza di una balenottera ubriaca e comunico che non sono assolutamente in grado di affrontare una giornata di camminata, per cui passo TUTTO il giorno having much fun a letto, mezza morta, mentre il resto del gruppo visita  Kaymakli, la città sotterranea, e la valle di Ihlara. Se volete qualche info su questa parte del viaggio fatemi un cenno che vi lascio un loro contatto, a quanto pare Kaymakli è molto bella.
Mi passano a recuperare nel tardo pomeriggio, bisogna spostarsi verso la prossima destinazione: Kizilvadi. Abbiamo scelto di passare una notte in una delle tipiche abitazioni tra le rocce in mezzo alle valli, ma non sappiamo bene cosa aspettarci. Leggendo le relazioni dei gruppi precedenti si trovano opinioni contrastanti: chi lo odia e chi lo ama, chi muore di freddo e chi è troppo occupato ad ammirare il paesaggio per preoccuparsi della temperatura. Arriviamo tardi e ci perdiamo il tramonto, facciamo giusto in tempo a percorrere il sentiero con gli ultimi minuti di luce prima che faccia buio. Non sappiamo la strada, ma anche andando a casaccio in 10 minuti arriviamo ad un ristorantino in legno, dove ci accoglie una famiglia del luogo, che ci fa fare un breve giro di perlustrazione e ci mostra la nostra stanza per la notte: una terrazza sotto le stelle.






Siamo tutti parecchio eccitati. Credo che l’entusiasmo di fronte ad una terrazza a cielo aperto allestita con materassi e copertone sia quello che accomuna i viaggiatori di Avventure nel Mondo. O per lo meno, così dovrebbe essere, questo è esattamente lo spirito di un viaggio Avventure.
La famiglia di Alì ci prepara la cena e poi ci saluta: ci lasciano soli in mezzo alla valle fino al mattino successivo. Non ce ne preoccupiamo poi tanto e ci mettiamo a giocare ad un gioco di carte francese di cui non ricordo assolutamente il nome, stabilendo la penitenza per chi perde: giornata successiva in accappatoio, nonostante i 40 gradi. Riesco a scamparla, va male a G. che non è particolarmente felice della cosa ma devo dire che ostenterà poi un certo stile nel suo bell’accappatoio fucsia.
Prendiamo posto nei nostri sacchi a pelo sotto le stelle, pronti allo spettacolo che ci offrirà l’alba.
Che non delude.




Il giorno prima ci siamo goduti la vista dall’alto, oggi ci svegliamo sotto un cielo invaso da mongolfiere, mentre il sole si alza. Spettacoli che ti fanno apprezzare anche la sveglia ad orari assurdi.
Non si riesce più a dormire, per cui ci alziamo a ci prepariamo per la colazione, per poi ritornare al parcheggio dove ci recupera il nostro buon autista. Ci aspetta una giornata in pullmino, un lunghissimo viaggio per raggiungere Olympos e iniziare i tre giorni di vacanza relax al mare. Ci fermiamo giusto per soste caffè e per pranzo, per il resto si cerca di dormicchiare un po’ per recuperare energie, visto che le ore di sonno notturno sono pochine.


Si arriva finalmente ad Olympos e dopo una serie infinita di tornanti riusciamo a trovare il nostro ostello, un villaggetto hippie di bungalows in legno davvero supercarino. Del mare nemmeno l’ombra, siamo circordati da monti, non riusciamo bene a capire da che parte possa stare l’acqua, sembra davvero lontana anni luce. 


Ormai è sera, quindi ce ne preoccupiamo poco, sperando di non dover fare altre mille ore di pullmino il giorno dopo alla ricerca di una spiaggia. Decidiamo di andare a vedere le chimere, un fenomeno naturale per cui piccole fiammelle escono dalla roccia per via di un qualche tipo di processo di autocombustione che non vi so spiegare, amdatelo a cercare su Google. Ecco diciamo che le chimere non stanno proprio a due passi dal nostro piccolo villaggetto felice e alle 10 ore di pullmino fatte durante il giorno se ne aggiunge un’altra per raggiungere Yanartaş, il parco delle chimere. Armati di scarpe da trekking e torce si parte alla ricerca di queste fiamme mitologiche. C’è chi si aspetta fiammate alte metri che manco l’Etna quando si risveglia...ora, non vorrei rovinarvi l’idea che vi siete fatti di queste fantomatiche chimere, ma per evitare che rimaniate delusi una volta arrivati vi dico subito che le fiammelle sono piccine picciò, un fuocherello di qualche centimetro buono giusto per cuocerci i marshmallows (se siete stati abbastanza furbi da portarveli dietro). 




In compenso la fatica per raggiungerle, queste benedette fiammelle, è disumana: un caldo atroce, un’umidità allucinante, una salita al buio stando attenti a non inciampare sulle pietre; si arriva in cima assolutamente fradici, con la maglietta da strizzare, sudati come non si suda nemmeno in un bagno turco. I miei compagni di viaggio sono assolutamente delusi e sconsigliano vivamente l’esperienza. Io sono più diplomatica: vi ho detto le cose come stanno, in modo tale che siate preparati alla fatica bestiale, al caldo insopportabile...e alla realtà delle chimere, che non prevedono leoni alati che sputano fuoco. Dopo di che direi che un giretto vale comunque la pena farlo, è pur sempre un’esperienza difficile da replicare altrove! Be positive!

Si rientra al B&B stanchi morti e si va a nanna...pronti alle tre giornate di assoluto relax al mare!! To be continued...




Tuesday, 8 December 2015

Turchia Discovery: Cappadocia in mongolfiera!

Primo giorno effettivo in Cappadocia!
Dopo i nostri tre giorni a girovagare per Istanbul e un saltino veloce ad Ankara e al lago salato Tuz Golu, siamo pronti per una full immersion nella natura della Cappadocia, con quei paesaggi che sembrano uscire da un libro di favole.
Il primo giorno è quello in assoluto più aspettato, siamo tutti un po’ esaltati (ok, tutti meno uno...S. è spaventato a morte, ma prende coraggio in qualche modo e si unisce al gruppo).
Sveglia all’alb...ehm, no...sveglia moooolto prima dell’alba, felpone anti vento, si sale in pullmino. Direzione: MONGOLFIERE! 
Il giro in mongolfiera è tipico di questa regione. Io che soffro qualsiasi mezzo di movimento non so cosa aspettarmi, non ho nemmeno un’idea esatta di come sia fatta una mongolfiera fino a quella mattina. Ma lo sapete che il cesto può ospitare fino a 20 persone? A me quelle dei cartoni animati non sono mai sembrate cosi grandi eh.
Istruzioni di volo e si parte. Sta albeggiando. Lo spettacolo è incredibile, eccezionale, emozionante.










Il volo dura circa un’ora ed è tutto un OOH, WOW. Centinaia di mongolfiere invadono il cielo nello stesso momento, sullo sfondo il sole che si alza, sotto di noi il paesaggio irreale e meraviglioso della Cappadocia.



L’esperienza della mongolfiera è altamente consigliata. Costa parecchio ed è molto turistica, ok, ma non credo se ne possa rimanere delusi.



Nonostante la sveglia notturna, non c’è tempo da perdere: alle 9 ci aspetta la nostra guida per un tour delle principali valli dei dintorni.
Ci si ferma subito a Goreme, che con il suo museo a cielo aperto figura tra i patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO. Goreme è un complesso monastico bizantino costituito da chiese, cappelle, monasteri e case scavate nella roccia, all’interno delle quali si nascondono affreschi millenari. La chiesa più conosciuta è Karanlik Kilise, la Chiesa Buia, per la quale vale la pena pagare il biglietto di ingresso: gli affreschi sono molto belli e ben conservati, proprio grazie alla mancanza di luce – da cui il nome. Vietatissssime le foto, manco a dirlo (pronti via, si fanno di sgamo senza nemmeno guardare cosa si sta inquadrando).




Ci fermiamo brevemente a Zelve, che una volta ospitava la più grande comunità della zona all’interno di case scavate nella roccia. La valle è stata evacuata completamente negli anni ’50 a causa dei pericoli dovuti all’erosione delle rocce. Oggi Zelve è una città fantasma ma le sue tre valli costituiscono un vero e proprio paradiso per gli amanti del trekking e della natura.
Ripartiamo verso uno dei paesaggi più tipici di questa regione: i camini delle fate. Madre Natura crea paesaggi incredibili. Vento e acqua hanno eroso la roccia lavica per secoli, creando pinnacoli di varie dimensioni. Alcuni sono formati da due diversi strati di tufo: da qui la diversa erosione, che ha portato alla creazione di questi ‘cappelli’ conici, che richiamano il mondo fantastico da cui prendono il nome.






Una breve puntatina anche alla Valle dell’Immaginazione, chiamata così per ovvi motivi: noi siamo riusciti a scorgere un dromedario, una madonna e una coppia di amanti, ma con una visita più lunga e una fervida immaginazione (appunto!) ci assicurano che si possono scovare forme tra le più varie.


Pausa pranzo in un ristorantino nella roccia iperturistico (ahimé) da cui però usciamo ben contenti, ottimo cibo turco. Via di corsa a dare una sbirciatina alla Valle dell'Amore e a quella dei Piccioni, con centinaia di piccoli nidi scavati nella roccia, brevissima visita ad una gioielleria del luogo per sognare ad occhi aperti e...arriva l’ora dell’hammam!! 





Reduce dall’ottima esperienza marocchina, sono ben contenta di godermi un paio d’ore di relax...e poi dai non si può lasciare la Turchia senza fare un hammam. Entro esaltata, ma purtroppo esco un po’ delusa: sauna, maschera viso, piscinetta e un massaggio doloroso, con la tizia che mi schiacciava le ginocchia contro la lastra di marmo come volesse spezzarmi. No, non ci siamo. Rivoglio la mia marocchina superwoman, che mi aveva insaponata, lavata, incremata, massaggiata e reinsaponata, rilavata, reincremata...una goduria. Marocco batte Turchia 1 a 0. Eh vabbe, ci abbiamo provato.

Per cena rientriamo in hotel, dove ci invitano a partecipare ad un matrimonio, come fosse una cosa normale invitare un gruppo di 15 sconosciuti, in tenuta very (very very) casual, a partecipare ad un banchetto di nozze! Ci sentiamo un po’ fuori luogo tra tutti quei bei vestiti, ma i più audaci ci mettono poco ad ambientarsi e in quattro e quattr’otto si buttano a ballare con gli invitati J I camerieri ci offrono anche la torta! Super!


Alla grande anche questa giornata, vuoi dire che in questo viaggio andrà davvero tutto liscio?? Eddai che ormai mi conoscete, un qualche drama a un certo punto dovrà pur esserci, se no che divertimento c’è? E quindiii...il turkish drama nel prossimo post J






Friday, 4 December 2015

Turchia Discovery: Ankara, Tuz Golu e Uchisar

Quarto giorno del nostro Turchia Discovery, si lascia Istanbul. Se vi siete persi le puntate precedenti, le trovate negli ultimi post, a partire da qui.
Sveglia alle 4.30 per prendere il treno per Ankara, la capitale. Del viaggio posso raccontarvi solo che ho dormito parecchio e mangiato almeno un paio di simit ricoperti di nutella. Gnam.

Arrivati ad Ankara dopo qualche oretta di viaggio, al parcheggio ci aspetta il nostro mitico autista, che ci ha poi accompagnati per tutto il resto del viaggio. Buon uomo sulla settantina, dal nome sconosciuto, non spiccica ‘na parola di italiano, inglese o qualsiasi altra lingua al di là del turco, per cui potete ben immaginare le nostre conversazioni: noi italiano, lui turco, il tutto condito da qualche gesto, che però vi assicuro non ci aiuta a comprendere il contenuto delle conversazioni. Ma si fa voler bene il nostro Shrek (ebbene si, questo il soprannome stabilito).

Di Ankara vediamo davvero pochissimo, facciamo giusto un giretto nella zona di Hisar, la cittadella, tra l’altro parecchio carina, sembra quasi un paesino di montagna. Sembra abbia davvero poco a vedere con il resto della città, che vista dall’alto del castello altro non sembra che un agglomerato di edifici in cemento...non particolarmente attraente.







Nella cittadella incontriamo però un’altra figura che ci è rimasta nel cuore: la nonnina turca. Siamo li che ci guardiamo in giro, quando arriva questa nonnina che ha davvero molto della nonna di Titti e Gatto Silvestro ed inizia un’invettiva contro varie figure politiche del paese, in un’inglese perfetto e con una carica adrenalinica che lascia tutti ammutoliti. La nonna turca, che si scopre poi essere un’ex insegnante di storia dell’arte, è parecchio incazzata con quel governo che li, nella cittadella, ha rinchiuso e poi ucciso parecchie persone, e ancor più incazzata con chi ha deciso di trasformare quel luogo in un Wine Bar, simbolo del male supremo a quanto pare. Ci racconta tutto con grande enfasi, parlando a velocità della luce, per concludere tutto con un ‘ok? OOOK? BYE’. E se ne va, lasciandoci un po’ così, come dire, spiazzati. Mitica la nonnina.


Ci spostiamo in pullman al Mausoleo di Ataturk, luogo parecchio importante per i turchi. Il signor Mustafa Kemal, da tutti conosciuto come Ataturk (padre dei turchi) altri non è che il padre della Turchia moderna, fondatore del movimento nazionalista e primo presidente della Repubblica di Turchia. Un tipetto bello tosto mr. Ataturk, che ha portato una gran rivoluzione nel paese mantenendo al tempo stesso una certa impronta dittatoriale, nonostante la quale continua ad essere venerato quasi come un dio da tutta la popolazione. Il museo-mausoleo ne è la dimostrazione: un viale pedonale lungo 260 metri, costeggiato da statue di leoni, porta all’immensa  corte in marmo su cui si affaccia il mausoleo vero e proprio. Di un certo impatto.









Riprendiamo il pullmino e ci dirigiamo verso il Tuz Golu, il lago salato, dove facciamo una brevissima ma imperdibile sosta. Il lago era uno di quei posti sottolineati, cerchiati, evidenziati sulla mia guida. Non abbiamo avuto la fortuna di vederlo tinto di rosso, fenomeno che si presenta spesso d’estate per la presenza di alcune alghe, ma lo spettacolo di questo infinito specchio di sale non ci ha affatto delusi. Ci siamo divertiti con qualche foto stupida, non proprio riuscitissime, diciamocelo...simpatiche, ecco.








La giornata prevede parecchie ore di viaggio, per cui si riprende il pullman alla volta del castello di Uchisar, dove arriviamo giusti giusti per il tramonto.








Che dire?! Primo assaggio di Cappadocia: just perfect.