Thursday, 4 June 2015

Cuba, Cienfuegos eTrinidad

Mi sono distratta per un po’ ma lo so bene che bisogna finire il racconto di questo viaggio a Cuba.
Ci si era lasciati a Cienfuegos e da lí si riparte. 
Mattinata del 6 aprile a spasso per questo paesino, che poi è una piazza e un paio di vie intorno, ma è tanto carino.












Riprendiamo il pullmino e si parte alla volta di Trinidad. Marcial decide di fare una sosta inaspettata verso ora di pranzo: un baracchino di frutta a lato della strada. Premesso che tra i miei innumerevoli problemi figura, in top ten, il non mangiare frutta (niente, nada, zero, no nemmeno le fragole è inutile che ci provate)...questa pausa è stata comunque una meraviglia, quanto meno dal punto di vista culturale per la sottoscritta. Tempo tre secondi e il tizio della baracca inizia a tagliare frutti di ogni colore, forma e dimensione a velocità supersonica distribuendo pezzi di tutto e un po’ ai miei compagni di viaggio, che si abbuffano come non ci fosse un domani (caso più unico che raro: per una volta non sono io a far la parte della morta di fame). La scena aveva qualcosa di grottesco, un po’ perchè non avevamo la minima idea di che frutti fossero (frutti cubani questi sconosciuti, ma hanno dei colori meravigliosi), un po’ perché l’omino della frutta era più veloce di Flash e in quattro e quattr’otto ha fatto fuori tutto quello che c’era sul bancone.


Nel pomeriggio si arriva finalmente a Trinidad. Solita routine di assegnazione camere e casualmente la nostra casa particular si trova proprio di fianco a un posticino sfigato che sforna pizzette. Tre pizze: un euro. Embé vorremmo mica lasciarle lì. Oh io ve lo dico: ottima! Ok non me la sento di consigliarvi di comprare pizzette a Cuba perchè nei giorni successivi ne abbiamo provate altre due o tre ed erano praticamente immangiabili...ma quella di Trinidad è stata una goduria!

Giro per le vie della città, che incanta ad ogni angolo.

















Non si può non innamorarsi di questa città. Agli occhi del turista appare bellissima, a mio parere la città cubana più bella in assoluto, uno di quei posti che non smetterei mai di fotografare.
Una bellezza triste, che si scontra con la consapevolezza di tutto quello che sta dietro a quei muri colorati.

A Trinidad sono capitati due episodi che mi hanno permesso di capire meglio questo Paese.
Il primo è stato una chiacchierata con la proprietaria di una bodega, i negozi nazionali che forniscono prodotti di prima necessità ai cubani. Ogni famiglia cubana ha diritto ad una certa quantità di beni essenziali su base mensile. La distribuzione, che viene annotata sulla famosa libreta, è strettamente razionata e solitamente sufficiente alla sopravvivenza della famiglia per i primi dieci giorni del mese. Per i restanti venti giorni bisogna trovare vie alternative. Che non è proprio semplice, se si pensa che uno stipendio medio mensile è di circa 15 euro. A questo si aggiunge il gioco della doppia moneta, CUC turistici e moneda nacional, e del conseguente doppio mercato. Per un cubano, che viene pagato in moneda nacional, diventa impossibile acquistare beni in CUC (che risultano fino a otto volte più costosi) e non è detto che quello stesso bene sia acquistabile in moneta locale. Il risultato è che la maggior parte dei cubani, non potendo fare altrimenti, si affida al mercato nero o alla generosità dei turisti (per cui siate generosi!!).
Fatto sta che, nonostante tutto, la proprietaria della bodega, una ragazza che in passato è stata sposata con uno svizzero e ha quindi visto e vissuto il mondo al di fuori di Cuba, mi ha raccontato la sua storia con il sorriso e ha concluso dicendomi ‘e quindi ora sono in un paese che amo, poverissima ma felice’.

Il secondo episodio è capitato quella stessa sera. Dopo il giro della città e una buona cena nella casa particular, decidiamo di spostarci verso il centro, sulla famosa scalinata di Trinidad, per bere qualcosa e ballare un po’ di salsa. Un paio di ragazzi cubani conosciuti in una delle sere precedenti ci avevano detto che sarebbero stati in piazza ad aspettarci, ma conoscendo la difficile situazione trasporti a Cuba non ci aspettavamo certo di trovarli lì (per intenderci: non esistono macchine private, i cubani si spostano per lo più facendo l’autostop perchè è pressoché impossibile, oltre che costoso, prevedere l’orario di arrivo dei mezzi pubblici). E invece.
E invece li troviamo in piazza puntuali come da accordi. Neanche il tempo di due saluti e la polizia li ferma. Controllo documenti. Noi all’inizio un po’ timorose, ci facciamo poi coraggio e chiediamo spiegazioni a un agente. ‘Niente, semplice controllo documenti perchè vengono da un’altra provincia. Devono seguirci in caserma’. Chiedo quanto ci vorrà per i controlli. Risposta dell’agente: circa mezz’ora. Non sono più tornati. Il giorno dopo scrivono un messaggio di scuse, riassumendo il tutto con ‘purtroppo questa è Cuba’. Parlando con diverse persone scopriamo che i cubani possono essere portati in questura per un controllo documenti e trattenuti fino a 42 ore senza motivo. Il tutto, presumo, perchè sono stati visti PARLARE con delle turiste. Nei giorni successivi, dopo aver saputo che per loro era tutto ok, ci abbiamo riso sopra parecchio, additando prima una e poi l’altra come ‘brutte persone che fanno finire bravi ragazzi in prigione’. Ma questi, poveretti, dopo essersi fatti qualche ora di bus per venire a Trinidad a ballare e bere un mojito in compagnia, hanno passato la notte in questura senza la benché minima ragione.
E posso capire la tutela del turismo, fonte di guadagno per il Paese. E posso capire il controllo sulla prostituzione o lo spaccio o simili, nel caso potessero aver pensato cose del genere. Ma stavano PARLANDO nel bel mezzo della piazza principale, dove stavano decine di altre persone.
E per cui sì, siamo cattive persone che fanno andare in prigione la gente.
E questa è Cuba, bella e terribile al tempo stesso.


Ok, ora si è presa una piega tristerrima, ma tornando all’inizio del post e ai mille colori di questa città, ribadisco: Trinidad è in assoluto il gioiello dell’isola, sareste dei folli a non inserirla in un qualsiasi tour cubano! Per cui dedicatele almeno una giornata, passeggiate per le sue mille viuzze, assaggiate la canchanchara nell’omonimo locale, visitate i mercatini all’aperto, ballate la salsa a La Casa della Musica, visitate una casa colonial e soprattutto parlate con la gente e ascoltate le loro storie. È la ricchezza più grande che ha da offrire questo Paese.













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