Friday, 22 May 2015

Cuba, Viñales

Che forse forse è il caso di scrivere qualcos’altro del nostro #CubaSelfieExpress.
Quindi. Dopo aver trascorso la prima giornata a La Habana, per il nostro secondo giorno è prevista tappa a Viñales.
Il Parque Nacional Viñales è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 1999 grazie alle grotte calcaree che si affacciano sulle piantagioni di tabacco caratteristiche della zona.
Lo spettacolo dal punto panoramico è meraviglioso.




Dopo qualche ora di pullman, la sosta ci dà alla testa e ci facciamo subito riconoscere facendo il trenino con le canzoni della Carrà, tra gli sguardi allucinati di locali e turisti. I soliti italiani.


Sulla strada ci fermiamo ad una fabbrica di sigari, dove ci spiegano per filo e per segno come vengono coltivate le foglie di tabacco e come viene poi realizzato il famoso sigaro cubano. Davvero interessante, nonostante io odi tutto ció che sia anche solo lontanamente associato al fumo.




Chiediamo qualcosa da bere in una casa lì di fianco e in quattro e quattr’otto hanno imbadito la tavola manco fosse il pranzo di Natale – non ci tiriamo indietro, ovviamente, e per un prezzo ridicolo ci facciamo un bel pranzetto.





Nel pomeriggio visita alla Gran Caverna de Santo Tomás, le grotte calcaree più grandi dell’isola. Ecco, se devo trovare una pecca in questa vacanza a Cuba, direi che questa escursione non è stata proprio delle migliori. Cioé poracci loro ci tengono un sacco a ste grotticelle, ma tesori cari...stalattiti e stalagmiti di mezzo metro al massimo in una grotta che si gira in dieci minuti...ehm dai, anche no. Insomma nemmeno lontanamente paragonabile alla peggiore delle grotte italiane. Ecco questo proprio non ve lo consiglio. Soprattutto quando l’alternativa alla cava è la visita del parco a cavallo...dovessi tornarci: cavallo tutta la vita!!


Ripreso il pullman ci siamo diretti verso il paese per lasciare le nostre cose nelle varie casas particulares. Piccola parentesi, perchè la meritano: le casas particulares non sono altro che i tipici bed&breakfast cubani. Noi li abbiamo utilizzati in più occasioni e in diverse città e ci siamo sempre trovati piuttosto bene. Per un prezzo davvero contenuto si affitta la stanza, spesso con bagno privato, e in molti casi i proprietari preparano anche colazione e cena. E ragazzi, che cena. 
Personalmente ho adorato la cucina cubana in generale, ma in particolare ho stra-apprezzato le cene nelle case. Pesce fresco e aragoste tutti i giorni, accompagnati da zuppe tipiche, riso e fagioli, pollo, piattoni di verdure, platano fritto, manioca in tutte le salse, frutti tra i più strani. Per non parlare delle chele di granchio. Mi sta venendo fame.




Vitto e alloggio nelle casas particulares quindi stra-consigliato – dormire in un hotel ha davvero poco senso e non permette l’immersione nella realtà cubana. Chiaccherare con i proprietari di casa, che sono sempre gentilissimi, è una delle esperienze migliori della vacanza: vi permetterà di capire meglio il Paese, di avere qualche risposta alle mille domande che avrete una volta scaraventati in quel mondo e di aiutare concretamente una famiglia del luogo.

Nel pomeriggio passeggiata nei dintorni, carina ma insomma anche questa non proprio eccelsa (aah la passeggiata a cavallo, potessi tornare indietro...). Con la scusa di farci fare un giro tra le piantagioni di caffè ci hanno fatto fare una camminata sotto il sole cocente, che a momenti morivo di sete prima di arrivare alla fine...di caffè s’è vista solo una piantina, in compenso abbiamo visto un mega baobab e piantagioni di banane e ananas. Sì, caruccio, ma credo che Viñales non ce la siamo goduti come avremmo potuto.







Dopo cena prima lezione di salsa...non ce n’è, ce l’hanno nel sangue. Giovani e vecchi, uomini e donne – il richiamo della salsa è irresistibile a Cuba. Gente che balla ad ogni angolo, con o senza musica, poco importa. Bellissimi da guardare.
Io che no, non ce l’ho nel sangue ma manco lontanamente, ci ho provato in tutti i modi a nascondermi, ma quando si mettono in testa che devi ballare non c’è molto da fare: te tocca. E quindi si è ballata la salsa, ecco non proprio alla maniera cubana, più alla maniera degli impediti diciamo, ma insomma.


Giornata successiva piuttosto lunga e sfiancante: da Viñales bisogna spostarsi verso Cienfuegos e la strada è bella lunghetta. Parecchie ore di pullman, ma ce la caviamo abbastanza bene con un paio di soste. Ci fermiamo per pranzo in zona Baia dei Porci, in un barettino praticamente sul mare.


Mentre qualcuno fa un bagno al volo, io ovviamente mi fiondo in cerca di cibo. Piatti ben più cari della media, ma mi conquistano in tre secondi: piatto misto di aragosta, gamberetti e coccodrillo. Eh vabbè, ogni tanto bisogna sacrificarsi J


Per rispondere alla domanda che tutti fanno: il coccodrillo sa di pollo.
Per rispondere alla seconda domanda che tutti fanno: no, non è che è identico al pollo, ma se lo devo paragonare a qualcosa di familiare che comunemente mangiamo, ve lo paragono al pollo.

Dopo pranzo visita al Museo Giròn, dedicato all’invasione della Baia dei Porci da parte di esuli cubani nel 1961, che attaccarono Cuba proprio in questo punto con lo scopo di rovesciare il governo di Fidel Castro. Il museo è un tantino anti-americano, ma giusto un filo eh, ma molto interessante.


Si arriva a Cienfuegos che ormai è quasi sera, ci dividiamo nelle varie case e ci diamo appuntamento per cena. A me capita una tipica casa coloniale, che non so se descrivere come meravigliosa o inquietante: immaginate mobili e soprammobili delle vostre nonne, centrini e foto sbiadite, pareti gialle e porte verde smeraldo, statuette di marmo e piatti di porcellana, un video di canzoni cubane degli anni 60 su un televisore dell’epoca preistorica...ci siamo, credo renda l’idea.


Ignorate me in versione desperate housewives e concentratevi sul mobilio

Ad ogni modo, come al solito, proprietari cortesi, stanza pulita, cena eccelsa. Si ok c’erano il Papa e Fidel che ci guardavano dalla credenza, ma siamo sopravvissuti alla grande.


Al prossimo post per la mia città cubana preferita: Trinidad!






Thursday, 14 May 2015

#MilanOnTheRoad, Day Two

Macchina fotografica ricaricata, batterie di scorta prese – onde evitare di nuovo brutti scherzi, scarpe comode che le Superga del primo giorno non sono state poi una genialata...ready!
Se vi siete persi il Day One, lo trovate QUI, insieme a tutte le info sul perchè e per come di questo #MilanOnTheRoad.
A questo link trovate invece il tour del nostro secondo giorno, nel caso qualcuno volesse prendere spunto J

3 maggio: sveglia all’alba in una domenica milanese con un cielo grigissimo e coperto di nuvoloni.
Poco importa, sono supercarica per il nuovo giro che ci aspetta e inizio a scattare foto a raffica appena arrivata sul piazzale della Stazione Centrale, ancora deserto. 

Stazione Centrale

Grattacielo Pirelli e piazzale Duca d'Aosta


Giretto di corsissima all’interno, che mancano solo 10 minuti all’orario di ritrovo. Qualche scatto veloce.








Recupero il resto del gruppo e si parte, direzione: palazzo Lombardia e piazza Gae Aulenti.
Milano è cambiata parecchio negli ultimi tempi. Nonostante i ritardi clamorosi e i giochi sporchi nelle gare d’appalto (typical italian style), i progetti di riqualificazione urbanistica sono riusciti a dare alla città una marcia in più, forse anche tre o quattro. Milano oggi è senz’altro più travellers-friendly di quanto non fosse in passato e ha decisamente un aspetto più moderno, curato, pulito.
Certo, l’Expo ha aperto il 1 maggio e mezza città era ancora un cantiere a cielo aperto, per non parlare di tutto l’hinterland. Ma una volta che saremo riusciti a finire tutto, Milano avrà tutte le carte in regola per competere con le big cities europee.

Palazzo Lombardia

Piazza Città di Lombardia


Torre Unicredit

Palazzo Lombardia


Il progetto Porta Nuova, tra zona Garibaldi e Isola, è sicuramente tra i nuovi spazi simbolo della città. Grattacieli ipermoderni e giochi di specchi fanno da cornice a negozi, ristoranti, bar, uffici e nuovi spazi verdi. ADORO.


Bosco verticale e torre Unicredit



Piazza Gae Aulenti



Dall’iper-moderno al super-classico, tappa successiva: Cimitero Monumentale.


Ho come la sensazione che la percentuale di milanesi che ha visitato il Cimitero Monumentale sia spaventosamente bassa. Incredibile come, pur avendo capolavori del genere, rimaniamo totalmente incapaci di valorizzare il nostro territorio. 
Archiviare sotto: cose che mi fanno alquanto imbestialire.
Ero già stata al Monumentale, ma ogni volta è un super WOW.



Tomba di Alessandro Manzoni





Una bella camminatina a passo spedito, passando attraverso ChinaTown, e siamo all’Arena. Ci erano giunte voci sullo Star Wars Day, raduno nazionale degli appassionati alla serie...e infatti.
Appena fuori dalle mura, troviamo un primo Jedi in miniatura. Meraviglioso.


Arena

Giretto sotto l’Arco della Pace, altra zona del mio cuor, passeggiata in parco Sempione, breve sosta alla Triennale e pausa pranzo al Castello Sforzesco.
Ah sì, vabbè, brutta Milano.

Arco della Pace


La Triennale





Nel cortile del Castello hanno allestito questo fantastico mercatino con un sacco di cose buone da mangiare...ancora grazie Expo, ottima pausa pranzo!

Castello Sforzesco



Si riparte da piazzale Cadorna, che grazie alle Ferrovie Nord non rientra tra i miei favourite places in da city, ma insomma. A guardarlo da turista non è poi malissimo.

Piazzale Cadorna

L'ago, il filo e il nodo in piazzale Cadorna


Diretti verso Santa Maria delle Grazie, passiamo per via Carducci, dove un paio di giorni prima, durante una manifestazione No Expo, un gruppo di black block ha pensato bene di imbrattare tutti i muri della via (TUTTI), spaccare qualche macchina e lanciare un paio di Molotov qua e là. Perchè ahimè al mondo esistono ancora milioni di ignoranti.


Next stop: Santa Maria delle Grazie, patrimonio dell'Umanità dell’Unesco, conosciuta in tutto il mondo perchè ospita uno dei capolavori assoluti dell’arte italiana: il Cenacolo di Leonardo Da Vinci. Noi ci siamo limitati a qualche foto all’esterno, anche perchè i biglietti per la visita al Cenacolo devono essere acquistati con mesi di anticipo. Io purtroppo ho un pessimo ricordo della visita – avevo trovato personale scortese, con scarsissima conoscenza dell’inglese e totale incapacità di gestire la coda in attesa. Una gestione imbarazzante che spero vivamente sia migliorata nel corso degli ultimi anni.
Cenacolo a parte, la Chiesa è molto bella e vale comunque la pena farci un giro.

Santa Maria delle Grazie


Sosta non prevista e un’altra scoperta di questi due giorni: San Maurizio al Monastero Maggiore.
Ho fatto questa strada tutti i giorni per tutti e cinque gli anni di università e mai mi era passato per la testa di darci una sbirciatina. Ecco diciamo che la struttura esterna non aiuta, perchè la chiesa è incastrata tra i vari palazzi e la facciata grigia e anonima si confonde con quella di tutte le case intorno. Poi però entri e rimani a bocca aperta.

San Maurizio al Monastero Maggiore


Le foto purtroppo non rendono assolutamente l’idea. La chiesa è completamente affrescata, ricchissima di colori ma per nulla pacchiana. L’interno è diviso in due aree, una destinata al pubblico e l’altra un tempo destinata alle monache. Una più bella dell’altra. 



Ci dirigiamo verso il centro, con sosta in piazza Affari per qualche foto alla scultura L.O.V.E. di Maurizio Cattelan, incontriamo la principessa Leila con il suo seguito di guerrieri, leggiamo la storia degli infiniti palazzi storici di Cordusio e ci fermiamo per qualche minuto a giocare con l’eco sotto il loggione di piazza Mercanti.

Piazza Affari, sculture L.O.V.E.


Palazzo delle Assicurazioni Generali Venezia 

Palazzo della Posta (ex borsa)

Piazza Cordusio

Piazza Mercanti



Palazzo Giureconsulti 


Piazza Duomo, signori.



La mela reintegrata

Monumento a Vittorio Emanuele II

Ok, con il sole era un’altra cosa, per cui vi lascio un paio di foto del giorno prima, tanto per darvi un’idea.

Piazza Duomo


Galleria Vittorio Emanuele II, un capolavoro.

Galleria Vittorio Emanuele II 

Galleria Vittorio Emanuele II 





Usciamo dalla parte opposta e siamo in piazza della Scala. Oltre al teatro, motivo per cui tutti i turisti passano da queste parti, nella piazza si trovano anche la statua di Leonardo da Vinci e Palazzo Marino, dove si trova la sala di rappresentanza che accoglie gli ospiti internazionali della città.

Statua di Leonardo da Vinci 

Teatro alla Scala



In piazza della Scala mi prende una voglia matta di gelato ma tutte le gelaterie hanno una coda infinita. DRAMMA. Potete ben immaginare in che condizioni ho passato la successiva mezz’ora alla ricerca disperata di una gelateria. Non è stato bello (soprattutto per i poveracci che mi stavano intorno mentre mi lagnavo).

Piazza San Fedele e monumento ad Alessandro Manzoni. A quanto pare l’opera fu eretta in memoria dello scrittore che, per un capogiro, cadde battendo la testa sui gradini della chiesa di San Fedele mentre si recava ad ascoltare la Messa. Gran sfiga.

Piazza San Fedele e monumento ad Alessandro Manzoni

La casa degli Omenoni (‘grandi uomini’ in milanese) è un altro di quegli scorci meravigliosi della città che non potete perdervi, proprio dietro piazza della Scala.




Da piazza San Babila prendiamo corso Venezia, la via del passeggio delle dame in carrozza nel Settecento, una serie infinita di edifici neoclassici e in stile liberty.

Basilica di San Babila




Se si ha un po’ di fortuna, sbirciando nel giardino di Villa Invernizzi si possono vedere i fenicotteri!





Passando sotto l’arco di via Salvini arriviamo davanti ai giardini pubblici di Porta Venezia, che ospitano il Museo di Storia Naturale, il Planetario, Palazzo Dugnani e la Villa Reale, sede della Galleria d’Arte Moderna.


Villa Reale

Palazzo Dugnani

Monumento a Indro Montanelli

Ci si incammina verso l’ultima tappa: Brera.


Breve sosta alla chiesa di San Marco e qualche foto alla Pinacoteca.

Chiesa di San Marco

Statua di Napoleone nel cortile della Pinacoteca di Brera


Fermi sul piazzale della Pinacoteca di Brera, i quasi venti chilometri di passeggiata si fanno sentire e l’orologio ci ricorda che è praticamente orario aperitivo – visita al museo rimandata a uno dei prossimi rientri milanesi (neanche tanto a malincuore, dato il mio amore per i dipinti...).
La Salsamenteria chiama. Spritzetto, taglieri di salumi, polenta&zola...ce li meritiamo tutti!

Tirando le fila: sono soddisfatissima di questa due giorni milanese! Ho finalmente una valanga di foto di Milano, ho visitato parecchi posti nuovi e ho amato ogni singolo angolo della città.
Grazie ai miei compagni di tour, che hanno tenuto duro fino all’ultimo J


E allora...se non avete mai visitato Milano, la conoscete poco o, come me, ci avete vissuto una vita ma non l’avete mai davvero esplorata...spero di avervi incuriositi almeno un po’ J


Buon tour milanese a tutti!