Monday, 20 April 2015

Cuba

Rientro da Cuba con mille immagini e pensieri che mi rimbalzano in testa. 
Mi sono presa una settimana per cercare di fare un po’ di ordine ma non ci sono mica tanto riuscita.




Com’è stato? 
Bello, bellissimo. E forte. E contradditorio. 
È stato paesaggi meravigliosi e sorrisi e giri di salsa ad ogni angolo. Ed è stato un pugno allo stomaco, un senso di colpa costante.
Siamo nati dalla parte giusta del mondo, quella in cui si ha il bene piú prezioso di tutti: la libertà. 
La libertà di essere e fare ciò che si vuole, la libertà di avere aspirazioni e poterle raggiungere, la libertà di viaggiare e conoscere e toccare con mano quello che c’è là fuori.
Cuba non è la povertà assoluta, la guerra, la lotta per la sopravvivenza.
Non è una realtà così distante dalla nostra da non essere immaginabile o concepibile. La gente ha l’indispensabile per sopravvivere – un tetto sopra la testa, acqua potabile, razioni di cibo. Sanità e istruzione sono gratuite, il livello di laureati è piuttosto alto. Vestono come noi, ascoltano la stessa musica, escono per un mojito la sera con gli amici. Lavorano durante il giorno, quando ne hanno la possibilità.
Ma i salari sono ridicoli e l’offerta di beni per noi scontati è scarsissima se non nulla.
I cubani devono fare i salti mortali per comprare pannolini, antibiotici, spazzolini da denti. Non esistono posti in cui acquistare automobili o biciclette. La comunicazione è controllata e internet è praticamente inesistente. Da pochi anni è permesso avere un telefono cellulare, ma le tariffe sono folli e proibitive. Non possono viaggiare al di fuori del paese, se non grazie all’invito ufficiale di qualcuno e a puntigliosi controlli finanziari da parte dei consolati.
Quando parli con la gente del posto, sempre sorridente, che con occhi sognanti ti chiede ‘ma quanti cellulari ci sono in un negozio di elettronica?’ ‘ma sono tutti nuovi?’ ‘e perché comprate l’iphone 6 se il 5 funziona ancora?’ non puoi far a meno di provare una fitta allo stomaco e sentirti uno schifo. 
Noi, che abbiamo tutto e ci lamentiamo di tutto.








Insomma: non troppo diversa, ma lontana anni luce.
E proprio durante il nostro ultimo giorno di viaggio c’è stata la stretta di mano tra Raul e Obama.
Speriamo’ è stato il commento della nostra guida. Sperano di veder cambiare Cuba per i cubani.
Sul cambiamento non ci sono ormai dubbi. Quanto alle modalità, mi auguro che si abbia rispetto per la popolazione locale, pur sapendo che, ahimé, si guarderà agli interessi economici e politici prima di tutto.

Brevissime riflessioni che avevo bisogno di mettere nero su bianco, senza entrare troppo nel merito di questioni politiche e sociologiche di cui capisco molto poco.
Ciò detto, posso iniziare a scrivere del nostro tour cubano, di un viaggio di dieci giorni tra i colori e i sapori di questa isola che mi é piaciuta da impazzire e delle persone MERAVIGLIOSE (M-E-R-A-V-I-G-L-I-O-S-E) con cui ho avuto la fortuna di condividere quest’esperienza. È proprio vero: quando meno te lo aspetti...

Si parte da La Habana, nel prossimo post J






3 comments:

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    1. No errore ci sono stata nel 2003... ci tornerei anche domani

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    2. Rompiballe OnTheRoad21 April 2015 at 10:17

      :)

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