Tuesday, 3 February 2015

Stonehenge e Salisbury

Sabato è stata la classica giornata scazzo da tuta, piumone, tazza di tè bollente, Netflix e pioggia in sottofondo. Sono arrivata a sabato sera con il classico senso di colpa che mi attanaglia ogni volta che butto via completamente una giornata, per cui avevo assoluta necessità di inventarmi qualcosa per la domenica. Dopo un attento studio delle previsioni meteo di tutta l’Inghilterra alla ricerca di un cavolo di paesino in cui non fosse prevista una bufera, si è deciso: Stonehenge e Salisbury.

Era praticamente un anno e mezzo che ci volevo andare, ma non avendo mai avuto a disposizione una macchina prima d’ora avevo sempre dovuto rinunciare. Caso vuole che questo weekend un amico si sia proposto come autista – occasione presa al volo.
Danno bel tempo, ma comunque parecchio freddo, per cui esco di casa alle 7.30 di domenica mattina che sembra che stia per partire per l’Antartide, in una tenuta supersexy che prevede calzamaglia di lana sotto i jeans, calzettoni da sci, canottiera, lupetto, maglione di lana, sciarpone, cappello, guanti e scarpe da hiking waterproof, che comunque non si sa mai. A posteriori mi complimento con me stessa per la pensata, anche se quello strato in più sotto il maglione ci sarebbe stato alla grande – il vento inglese sa essere micidiale e non ci ha risparmiati.

In due ore arriviamo all’information centre di Stonehenge: 15 pound di biglietto e 4 minuti di navetta per raggiungere il sito archeologico. Embè, non avrete mica pensato fosse gratis?!


Seguiamo un po’ il giro consigliato dalle audioguide, che spiegano la (presunta!) storia di questi megaliti. La versione più accreditata considera Stonehenge una sorta di grande calendario dell’antichità e al tempo stesso luogo di culto e di sepoltura. 
La verità è che non si sa esattamente chi lo abbia costruito e quale utilità o scopo avesse, ma immagino che questo alone di mistero sia proprio la causa principale della sua fama e dell’enorme afflusso di turisti.



Sarà che non sono una grande appassionata di sassi fuori misura o sarà forse stata colpa del vento glaciale che ti entra nelle ossa, ma ecco non mi ha propriamente emozionata e, diciamolo, non è certo nella top ten dei miei favourite places. Però sono davvero contentissima di esserci stata e confermo comunque la sua necessaria presenza nella lista dei luoghi da visitare una volta nella vita. Una volta sola ed è fatta, ma insomma in sta lista non ci possono essere solo cose meravigliosamente meravigliose, ogni tanto un paio di sassi o un museo di quelli che ‘piuttosto sparatemi’ bisogna buttarceli dentro. Eeh, i sacrifici che si fanno per costruirsi un minimo di  bagaglio culturale.

Lasciata Stonehenge, ci dirigiamo a Salisbury, a soli 15 minuti di auto. Salisbury è una cittadina davvero carina, come d’altronde quasi tutti i tipici paesini della campagna inglese, con i cottage sul fiume, i classici pub british style e quell’aria fiabesca del centro storico che ti sembra di entrare in un libro di storia medievale. Nel mio caso non in un libro qualunque, ma per l’esattezza in I pilastri della Terra di Ken Follet. Ora voi dovete sapere che oltre ad una travel bucket list, ho anche una books bucket list (e una movies, una series, una food bucket list…ma questa è un’altra storia). I pilastri della terra capeggiava la mia lista dei libri da leggere da tempo immemore. Problemino: i libroni da mille e più pagine hanno un non so che di inquietante, per cui succedeva che tenevo il libro sul comodino e di tanto in tanto, a distanza di qualche mese, decidevo che era venuto il tempo di leggerlo, mi ci mettevo sotto, credendo fosse la volta buona e…NO. Puntualmente a pagina 70 mi tornava questo blocco psicologico e il libro veniva abbandonato. Le prime settanta pagine ve le posso quasi ripetere a memoria, le avrò lette almeno 5-6 volte. Ad ogni modo, ci crediate o no, lo scorso anno si è vista la luce in fondo al tunnel: l’ho finito. Sarà che l’e-book rende il tutto meno spaventoso, fatto sta che non mi sono fermata a I pilastri della Terra, ho addirittura letto il sequel. Incredibile. (ah, ve li straconsiglio!)
Tutta sta pappardella per dire che?? Per dire che il signor Ken Follet è un super-amante delle Cattedrali e per la sua Kingsbridge si è ispirato per gran parte proprio alla Cattedrale di Salisbury. Quindi ecco, io mi ci ero un po’ fissata, nonostante la città non sia tra le principali mete turistiche della zona. Ma la scusa di Stonehenge è ottima per farci un salto, essendo così vicina.
E cavolo: ne vale la pena.



Ok, passo indietro, che in realtà non ci siamo diretti subito alla Cattedrale. Abbiamo prima fatto un giretto per il paese, abbiamo visitato la chiesa di Thomas Becket e ci siamo fermati per pranzo in un pub molto carino, dove finalmente ho avuto il mio primo Sunday Roast!


















Con la pancia piena, ci siamo diretti alla Cattedrale. 
Mi sono fermata all’esterno per qualche foto e per studiarla un pochino…è davvero molto bella.






La visita è a pagamento – o meglio, c’è un cartello enorme che ti invita caldamente a donare 6,50£ e la biglietteria è ben posizionata in mezzo al passaggio, quindi non è che puoi proprio entrare facendo finta di niente…lo sguardo minaccioso della tipa all’ingresso è piuttosto eloquente. Comunque.




Una volta entrati, si viene approcciati da queste simpatiche vecchiettine che fanno le volontarie e ti raccontano qualche aneddoto…adorabili. La prima che abbiamo incontrato mi ha spiegato dove posizionarmi per fare la foto migliore, in modo tale da avere il riflesso delle vetrata dell’abside nel fonte battesimale. Effettivamente aveva ragione, nonostante la mia incapacità fotografica il risultato non è poi malissimo.


La seconda vecchietta ci ha mostrato alcuni pilastri storti all’interno, cedimenti strutturali dovuti all’aggiunta di una torre campanaria troppo pesante rispetto a quanto la chiesa potesse effettivamente sopportare. Tutto sotto controllo ad ogni modo, hanno aggiunto dei contrafforti ad hoc quando si sono accorti che forse forse era meglio rinforzare un po’ qua e là.
Sempre questa adorabile vecchina ci ha poi portati a vedere la famosa vetrata blu in fondo alla chiesa, quella del riflesso. La vetrata è in realtà recentissima, è del 1980, ma si integra alla perfezione con il resto. 
Non ci fosse stata lei, non avremmo capito una mazza. Ora vi faccio vedere.


Lo vedete Cristo crocefisso? E il triangolo di luce? E le tombe dei prigionieri? E Ponzio Pilato? E il gallo che canta tre volte? E I cattivi sulla destra? Ecco appunto.





La terza e ultima vecchina ci ha invece spiegato un paio di cose sulla Magna Carta, di cui purtroppo abbiamo visto solo una copia, perchè l’originale si trova al momento alla British Library per un’esposizione. Tant’è, proprio alla British Library avevo visto un altro dei quattro originali esistenti per fortuna, se no mi sarei un pochino offesa.

Usciti dalla Cattedrale abbiamo fatto un breve giretto a piedi per raggiungere un punto panoramico che ci avevano consigliato. Qualche altra foto ed è già ora di rientrare.








Spero di aver reso almeno in parte l'idea!
Gita della domenica: 10+  J



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