Monday, 12 January 2015

Marrakech Discovery: Casablanca, Volubilis, Moulay Idriss e Meknès

Se due anni fa mi avessero detto che mi sarei trasferita a Londra e sarei partita per una vacanza con un gruppo di sconosciuti probabilmente li avrei presi per pazzi.
Mai dire mai, si dice. E infatti.
Scrivo con vista Tamigi di ritorno da una vacanza condivisa con quindici ragazzi mai visti prima. 
Meraviglioso.

Nel caso non fosse ancora del tutto chiaro, da qualche tempo mi è presa questa fissazione per i viaggi…com’è che siete sempre tutti in giro per il mondo e a me pare sempre di non muovermi da casa?
Ho deciso che il 2015 sarà un anno di viaggi. A partire dal primo giorno dell’anno, trascorso così:


Marrakech Discovery: un tour intensissssimo del Marocco in sette giorni, una corsa contro il tempo per cercare di vedere il più possibile e avere il tempo di godersi colori, sapori, odori di ogni posto visitato. La formula è la classica di Avventure nel Mondo (per chi non la conoscesse, trovate info qui): autogestione, flessibilità, grande spirito di adattamento e condivisione dell’esperienza con persone appena conosciute. 
Se siete tra quelli che preferiscono l’alberghetto 4stelle vista mare con il cocktail di benvenuto, il relax totale, l’all inclusive, il ristorante del tizio di Masterchef e la sveglia alle 10 del mattino…ecco no, fate un altro viaggio. Se invece come me siete fan del low cost, no matter what e non vi scandalizzate per un riad senza riscaldamento, 400km di spostamenti giornalieri, il pranzo al volo dal carrettino sulla strada e l’alzata all’alba anche in vacanza…beh, adesso posso dirlo: Avventure nel Mondo funziona alla grande!

27 dicembre, si parte. Ho scoperto che non dover organizzare nulla prima della partenza è parecchio piacevole. Sono partita per questo viaggio nell’ignoranza quasi totale, senza aver guardato nemmeno bene l’itinerario. Mi hanno regalato la guida del Marocco a Natale e ho avuto giusto il tempo di sfogliarla velocemente tra il torrone e il panettone, ma in pratica sono arrivata a Casablanca con un’idea molto, molto vaga di quello che mi sarei trovata davanti.

A Malpensa incontro una parte del gruppo e si iniziano ad associare facce e nomi letti tra le mille email che ci siamo scambiati prima della partenza. Per una stalker come me è impressionante come le persone non corrispondano affatto all’idea che ti sei fatta di loro sbirciando tra una foto e l’altra. Dovrei smetterla con questa brutta abitudine.

Arrivati a Casablanca scopriamo che gli altri voli sono in ritardo…inizia un’attesa snervante all’area ritiro bagagli. 
Dopo un’ora e mezza finalmente ci siamo tutti…siamo un bel gruppo dai :)

Via subito di contrattazione per il taxi fino all’hotel, un tira e molla che ogni volta tira scemi ma che è anche piuttosto divertente quando ci fai l’abitudine. Giusto il tempo di prendere le chiavi della camera, dare un’occhiata in giro, nascondere nell’armadio quelle coperte mai lavate e non proprio profumatissime e si va alla ricerca di qualcosa di commestibile, che sono le 11 passate e si ha un certo languorino. Kebab, patatine e bibita a 2 euro e 50. Massì va, si può fare!
Purtroppo non abbiamo avuto tempo per visitare Casablanca, essendo arrivati cosi tardi e ripartiti prestissimo il giorno dopo…abbiamo fatto giusto due passi dall’hotel alla fonte di cibo, ma vi dirò: mi è bastato. Casablanca è il degrado. Una città abbandonata a se stessa. Mucchi di cemento bianco sporco, anzi sporchissimo, e poco di più. È vero, non ho visto nulla, ma l’impressione che mi ha dato è del tutto negativa.

Sveglia del secondo giorno alle 6.30, che ci sono solo quattro città da visitare e millemila chilometri da fare. Ma prima salto velocissimo alla Moschea di Hassan II, questa sì bellissima.
Sembra di essere in un’altra città, se non addirittura in un altro mondo.








La costruzione è meravigliosa, affacciata sul mare e con uno spiazzo enorme davanti che la fa sembrare ancora più imponente di quello che è. Alle 7.30 del mattino poi non c’è in giro nessuno e ci si può sbizzarrire con le foto.
Davvero un peccato non averla potuta visitare, ma d’altronde i tempi erano stretti, lo sapevamo già in partenza.

Giusto quattro orette di pulmino per raggiungere la tappa successiva. Che io e i pulmini, si sa, andiamo a nozze. Posto fisso per tutta la settimana di fianco a Moulay, il nostro autista…ora della fine del viaggio siamo diventati amiconi. Sono anche stata bravina tutto sommato, ho avuto qualche problemuccio solo il giorno in cui ci siamo sparati cinque ore di tornanti…era tutto un ‘ma che bel paesaggio, ma guarda che canyon’ e io che pregavo in cinese di tornare su una cazzutissima strada diritta in mezzo al nulla. Rompiballe e guastafeste sempre e comunque, I know.

Si diceva…quattro ore di viaggio e arriviamo a Volubilis, tra noi conosciuta come ‘tre sassi’ - la nostra coordinatrice è una grandissima fan di siti archeologici romani :) . 





Giro di corsa tra questi tre sassi, per altro dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1997. Cerchiamo di riconoscere il Tempio di Giove, la casa di Orfeo, la Casa delle Colonne…ma insomma ce ne vuole di immaginazione e il giochino non ci riesce proprio benissimo.




Si risale in macchina direzione Moulay Idriss, dove ci fermiamo giusto per pranzo e per una visita veloce al punto panoramico, che merita davvero. 




Moulay Idriss è il luogo di pellegrinaggio più sacro del Marocco, perchè vi si trova la tomba di Idriss I, nipote di Maometto e primo re del Marocco. Nonostante sia un paesino molto carino, è ancora poco conosciuto dai turisti, e infatti siamo praticamente gli unici stranieri in giro.





Si torna in macchina e ci si dirige a Meknès, una delle quattro Città Imperiali, così chiamate perchè sono state capitali del Paese e sedi della dinastia regnante. Meknès, come la vediamo oggi, è il risultato della ricostruzione voluta dal sultano Moulay Ismail, uno dei monarchi più crudeli della storia marocchina, che ha riunificato il Paese verso la fine del 1600.







La città è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità nel 1996 e si merita in pieno il titolo. Arriviamo in Place el Hedime, la piazza principale, dove ci aspetta Bouchra, che ci porta a visitare la Medina, la scuola coranica, i granai, le scuderie reali e la Moschea. La visita con la guida è tutta un’altra storia. Siamo arrivati tardi e quindi ormai era buio, ma sentir raccontare da lei la storia della Madrasa o della Moschea fa senz’altro più effetto che leggerlo sulla Lonely Planet.
La visita si conclude in una cooperativa dove ci mostrano le varie tecniche di lavorazione del ferro battuto, le ceramiche, le tovaglie ricamate e, ovviamente, i tappeti. Faccio l’errore di mostrarmi interessata ad un elefantino in damaschinato, effettivamente bellissimo. Prezzo: 250 euro. Cerco di spiegare al tizio che è troppo grande, non mi ci sta in valigia, ma non ne vuole sapere e va avanti nella trattativa, continuando ad abbassare il prezzo. In 15 minuti, nonostante io continui a ripetere che per quanto bello sia proprio non mi ci entra nello zaino, il prezzo scende a 100 euro. Mi ci fossi messa d’impegno, con 50 euro me lo portavo a casa. Ma poi un elefante 40x40cm mi avrebbe sfondato la vetrinetta della collezione.
Tra contrattazioni varie, i miei compagni di viaggio si portano a casa qualche tappeto e un paio di ceramiche. 
È ora di cena e Bouchra ci porta al suo riad per un tipico pasto marocchino.



Ammetto che prima della partenza il cibo era la mia preoccupazione principale. Mangiando in quantità industriali ma con una varietà scarsissima, avevo paura di morire di fame. Poi ho fatto una scoperta grandiosa: in Marocco servono pane a volontà a qualunque pasto, a qualsiasi ora del giorno. Io potrei viverci di solo pane. Sono salva.
Che poi a dirla tutta ho anche mangicchiato altro, dai: qualche zuppa, qualche tajine, spiedini, cous-cous, dolcetti di ogni tipo. Sono orgogliosa di me. Poi vabbè c’è sempre il lato negativo della medaglia, i risultati continuano a vedersi sui fianchi, ma ormai mi son quasi messa il cuore in pace.
Via di nuovo in macchina dopo cena, per un’ultima oretta di viaggio verso Fes. 
Giusto il tempo di arrivare, farsi una doccia e cado svenuta sul letto.

Mi rendo conto ora di aver riposto troppa fiducia nelle mie capacità riassuntive, pensavo di poter scrivere un unico post su tutta la vacanza, che illusa.

E allora...il resto del viaggio nei prossimi post, intanto foto-simbolo del nostro Day One.






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