Wednesday, 28 January 2015

Marrakech Discovery: l'ultima tappa

Dopo aver visitato Ait Ben Haddou in mattinata, arriviamo a Marrakech nel primo pomeriggio e ci sistemiamo nel nostro Riad all’interno della Medina. Giusto il tempo di lasciare i bagagli e via verso piazza Djemaa el Fna, il cuore della Medina, una sorta di grande circo all’aperto con bancarelle di cibo di ogni tipo, artisti di strada, incantatori di serpenti, giocolieri, musicisti, addestratori di scimmie ed improbabili ‘dentisti’ che offrono visite così su due piedi, in mezzo alla piazza. 
Un luogo fuori dal mondo, lontano anni luce dalla cultura occidentale, senz’altro affascinante e caratteristico, ma devo ammetterlo a tratti inquietante.





Facciamo due passi in cerca di un posticino dove mangiare e vengo subito braccata da un tizio che mi piazza in mano un serpente, mi fa inginocchiare in mezzo alla piazza e invita un mio compagno di viaggio a farmi una foto. Il tutto per poi chiedere una bella mancia da 200 dirham (20 euro!). Ma che siamo pazzi?! Gliene diamo uno e tanti saluti.



Le scimmie mi fanno una pietà incredibile, legate al proprio padrone e vestite come bamboline con tanto di tutù, saltellano su e giù da un turista al successivo, una foto dietro l’altra. Non sono riuscita ad immortalarle per bene, perchè gli autoctoni sono di una cattiveria inaudita e se ti beccano a fare foto ti minacciano e rincorrono per tutta la piazza per farsi pagare. E non mi andava proprio di dare dei soldi per questo spettacolino da brividi.

Ad ogni modo, sono ormai le tre del pomeriggio e siamo affamati, quindi optiamo per un barettino con terrazza. Finalmente sole e caldo vero, ci godiamo un pranzo all’aperto.




Nel pomeriggio giretto tra i souk, i mercatini della Medina, centinaia di bancarelle e negozietti dove si può trovare ogni tipo di bene, dai gioielli tradizionali agli animali, passando per tappeti, abbigliamento e cibo di ogni genere. Nonostante il mercato sia molto grande e costituito da infinite viette e piazze, devo dire che è piuttosto ordinato, molto più di quanto mi aspettassi.








La parola d’ordine è CONTRATTARE. Su tutto, sempre e comunque. I prezzi non sono mai esposti, ad eccezione di quelli per il cibo, che spesso sono già stabiliti. I venditori si aspettano la contrattazione, per cui siate pronti ad un tira e molla lungo ed estenuante. Diciamo che una buona regola di base è cercare di portarsi a casa l’oggetto per meno della metà del prezzo propostovi inizialmente. A volte si contratta a voce, altre volte con una specie di giochino scritto, in cui il commerciante scrive un prezzo, voi scrivete accanto quello che siete disposti a pagare, al che lui cancella tutto e scrive la sua nuova offerta, abbassando un po’ la proposta iniziale, e voi fate lo stesso, mantenendo la vostra idea iniziale o cercando un compromesso e avvicinandovi alla cifra richiesta. E così via, fino a che non si trova un accordo e si conclude l’affare o semplicemente si manda all’aria tutto e amici come prima. È un po’ snervante, ma se siete pazienti, risoluti e gentili, alla fine riuscite ad avere la meglio!







La sera la piazza si trasforma e diventa una sorta di grande ristorante all’aperto, con lunghe tavolate e tantissimi stand dove si può trovare un po’ di tutto, dal classico cous cous alle escargot.


Dopo cena facciamo due passi (ehm, anche quattro) e finiamo in un locale carino dove servono qualche alcolico (ma non troppi…). Siamo gli unici che ballano in tutto il locale, ma al secondo cocktail me ne curo ben poco, rido e ballo e probabilmente dico cose senza troppo senso, ma tant’è almeno animiamo un po’ l’ambiente.


Secondo giorno a Marrakech dedicato a un giretto culturale. Partiamo da palazzo Bahia, la residenza di Bou Ahmed, un consigliere reale che in pratica governò il Marocco alla fine del 1800.



Ci spostiamo poi verso la kasbah, dove si trovano le tombe Saadiane, con i mauseolei di circa sessanta membri della dinastia reale, e la mellah, il vecchio quartiere ebraico.







Io e l’altra londinese del gruppo ci dirigiamo verso la Moschea Koutobia e poi facciamo un giro alternativo, allungando giusto un pochino la strada e finendo nel quartiere dei mega hotel di lusso, una sorta di Beverly Hills marocchina. Arrivate al Cyber-Park ritroviamo finalmente gli altri, che nel frattempo si godono il sole e i 20 gradi di Marrakech.




Pranzetto in terrazza, altro giretto per i souk e per concludere relax totale: HAMMAM. 
Troviamo un hammam carino ad un prezzo onesto non lontano dal nostro Riad. Certo nulla a che vedere con le terme a cui siamo abituati, ma per gli standard marocchini direi più che soddisfacente. Uomini e donne separati, anche perchè si è coperti di un misero perizomino di carta e nient’altro per tutto il percorso. Si inizia con il bagno turco, poi ognuna viene affidata ad una massaggiatrice. La mia, una donnona bella energica, mi prende letteralmente per mano e mi accompagna nella prima stanza: scrub con massaggio e doccia. Mi insapona e mi prende a secchiate di acqua bollente. Posso portarmela a casa?? Una goduria. Seconda stanza: massaggio. Trentacinque minuti di massaggio energico fatto da una che potrebbe tranquillamente essere un muratore. A tratti fa quasi male, ma ragazzi miei, quanto adoro i massaggi. 
Purtroppo dura tutto troppo poco ed è già ora del classico tè alla menta e tanti saluti. Ma ci voleva proprio, gran bel modo per concludere la vacanza.

La sveglia l’ultimo giorno suona ancora prima del solito, alle 4.30 stiamo facendo colazione. Ci attendono tre ore di pulmino per raggiungere l’aeroporto di Casablanca e ahimè tornare a casa.
Arriva anche il momento dei saluti, qualcuno va a Roma, qualcuno a Bologna, a Milano o a Londra.

È stata una bellissima esperienza, mi ha messo addosso una voglia pazzesca di ripartire e soprattutto di iscrivermi subito ad un altro viaggio con Avventure nel Mondo (cosa che per altro ho già fatto, spoiler J ). In un viaggio così conta sì il posto visitato, ma contano altrettanto, se non di più, le persone con cui viaggi. E io sono stata FORTUNATISSIMA.


Grazie della compagnia ragazzi! Alla prossima J






Wednesday, 21 January 2015

Marrakech Discovery: Capodanno ad Ait Ben Haddou

L’ultimo giorno dell’anno inizia, come si diceva, con sveglia alle 6, un freddo spaventoso e una passeggiata scomoda e puzzosa su un dromedario. 
Il sole che fa capolino tra le dune fa però dimenticare tutto in un secondo e ci regala uno spettacolo non da poco.



Dopo un’abbondante colazione per riprenderci, ci si mette in macchina: il viaggio questa volta è davvero lungo. Facciamo qualche sosta, ma gran parte della giornata la trascorriamo sul pulmino. Per fortuna il paesaggio è sempre bellissimo, per cui il viaggio è anche abbastanza piacevole.


La prima sosta della giornata è ad un laboratorio di tappeti, dove ci offrono l’immancabile tè alla menta e tirano fuori un miliardo di tappeti diversi, per spiegarci le differenti lavorazioni e cercare di accaparrarsi qualche vendita. Sono effettivamente tutti molto belli.


Si riparte per fermarsi poco dopo alle Gole del Todra, dove facciamo una passeggiata veloce lungo il fiume. Purtroppo abbiamo i minuti contati e non possiamo addentrarci troppo, sarebbe stato bello poter arrivare alle cascate! Lo stile della vacanza però era chiaro: un piccolo assaggio di tutto e via di corsa alla tappa successiva. Insomma niente cascate, ma la vista non era poi così male.




Arriviamo ad Ait Ben Haddou in serata, doccia che finalmente si porta via il profumino di fumo e dromedario che avevamo appiccicato addosso da due giorni e…cenone di capodanno! Un cenone decisamente alternativo: zuppa (ottima!!) e cous-cous. Nemmeno uno dei loro fantastici dolcetti fritti e imbevuti nel miele, sigh. La nostra coordinatrice però ha pensato di portare un pezzettino di Italia per l’occasione: prosecco e panforte!
Incredibilmente siamo riusciti a tirare fino alla mezzanotte…a vedere le nostre facce alle 21.30 ci avreste dati per spacciati nel giro di una mezz’ora al massimo. E invece…brindisi alla mezzanotte italiana e poi di nuovo scambio degli auguri alla mezzanotte marocchina. 


Qualche chiacchera ancora e verso le 2 ci si saluta…che la sveglia come al solito è alle 6.30!

Il nuovo anno parte alla grandissima: Ait Ben Haddou, la perla di questa vacanza, un posticino decisamente da 10 e lode.



Ait Ben Haddou è un ksar, ovvero un paesino fortificato, uno dei principali esempi di architettura pre-sahariana al mondo, costituito da mura difensive, torri e case di terra rossa che si arrampicano sulla montagna. 
Rientra ovviamente tra i siti dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1987.
Dopo aver scattato qualche foto, attraversiamo il fiume – non senza il terrore di finire in acqua – e oltrepassiamo le mura. Facciamo un giro tra le case e i negozietti, seguiamo la via principale per arrivare in cima. Ne vale davvero la pena.






Le mie foto non rendono giustizia. Prima o poi farò un corso di fotografia e quindi avremo anche delle foto decenti dei posti che visito, intanto credetemi sulla parola: la vista era veramente bellissima.

Avendo iniziato il 2015 in questo posticino da favola, il mio karma decide subito di riequilibrare le cose, giusto per farmi tornare con i piedi per terra in tempo zero, prima che mi ci abitui troppo ad avere un sorrisetto stampato in faccia. E quindi via: cinque ore di tornanti che sembrano infinite, una montagna dietro l’altra, paesaggi a quanto dicono meravigliosi di cui io non ho visto una mazza perchè ero troppo occupata a concentrarmi sulla respirazione e ad autoconvincermi che no, non stavo per vomitare. Ho dovuto far fermare il pullman una o due volte, non ricordo bene, per raggomitolarmi su un sasso con la testa tra le mani per cercare di tenerla ferma.
Grazie 2015, hai messo le cose in chiaro, davvero, non c’era bisogno comunque di tutto sto casino.

I tornanti poi sono finiti, grazie al cielo, e siamo arrivati a destinazione.


Marrakech nel prossimo post J