Monday, 1 September 2014

Camino de Santiago. Seconda tappa: Portomarin



Sarria, 3 agosto. Notte trascorsa nell’albergue Monasterio de la Magdalena, in una camerata mista piuttosto grande. La sveglia suona alle 6.00 e devo dire che io sono abbastanza riposata, pronta a partire. La mia amica mi racconta della nottata movimentata: un bambinetto ha fatto casino, un signore ha russato tutto il tempo, la tedesca di fianco a noi si è svegliata alle 4 per arrivare presto alla tappa successiva e trovare posto in un albergue (la follia).

Ah, i tappi, che invenzione meravigliosa! Sarà pure strana una che dorme tutte le notti con i tappi, ma negli ultimi mesi in particolare li ho trovati di un’utilità pazzesca: provate voi ad abitare con altre otto persone in una casa con i pavimenti in legno, i soffitti di cartongesso e coinquilini che vanno e vengono a tutte le ore, aprono e chiudono porte, salgono le scale con la grazia di un ippopotamo, passeggiano per casa con musica a tutto volume, tornano ubriachi e mettono per sbaglio il bollitore sui fornelli facendo suonare l’allarme anti-incendio alle 4 del mattino o fanno del sesso violento nella camera sopra la vostra. Eh, provateci. Sia lodato chi li ha inventati, i tappi. Che, appunto, sono tornati parecchio utili anche in questa vacanza tra albergues e ostelli vari.

Mi era capitato un paio di volte in passato di dormire in ostello e non mi ero trovata poi male, quindi ero abbastanza ottimista riguardo le sistemazioni scelte. A posteriori, confermo che il rapporto qualità prezzo secondo me è ottimo. Certo, alcuni ostelli sono tenuti meglio di altri, ma in generale li abbiamo trovati tutti piuttosto puliti. Vero anche che io mi adatto abbastanza facilmente, mi sono sempre trovata benissimo anche in campeggio o in bed&breakfast di primo livello. Insomma, dipende sempre da che tipi siete, ma direi che se siete tipi da mettervi a fare il Cammino di Santiago, allora siete anche sicuramente tipi da ostello, e vi trovereste alla grande.
Di norma la sistemazione in ostello sul Cammino di Santiago prevede:
  • letti a castello in camerate miste, di dimensioni variabili: noi siamo capitate tre notti in camerate molto grandi, con circa trenta persone, ed altre tre notti in camerate più piccole, tra le quattro e otto persone. Solitamente l’ostello mette a disposizione coprimaterasso, federa e coperta (in alcuni ostelli a pagamento). Ad ogni modo è altamente consigliabile portare il proprio sacco a pelo o sacco letto.
  •  bagni e docce in comune: sinceramente li ho trovati sempre puliti, quanto meno all’ora di pranzo. Poi ovviamente verso sera, quando sono stati utilizzati da altre 50 persone, non si può pretendere che siano lindi, ma comunque mai sporchi a livelli spaventosi, ecco. Sarà anche che ci sono un po’ abituata, grazie ai miei flatmates.
  • possibilità di utilizzare la cucina: tutti gli ostelli in cui ci siamo fermate erano dotati di cucina con pentolame, posate, frigo, microonde a disposizione dei pellegrini. Un paio di volte ne abbiamo approfittato e abbiamo ‘cucinato’ in ostello, soluzione senz’altro più economica del bar/ristorante.
  • lavanderia: la prima sera abbiamo fatto le donne di casa (o forse le tirchie?!) e abbiamo lavato a mano. Dalla seconda sera in poi: 3 euro per la lavatrice e 3 euro per l’asciugatrice, spendi due lire ma risparmi in tempo e fatica, da non sottovalutare.

Comunque, tornando al primo giorno di Cammino. 
Sveglia alle 6, si diceva, ricomposizione dello zaino, colazione e si parte. 



La giornata non è proprio delle migliori, la pioggia va e viene, è un continuo mettere e togliere la mantella. Passiamo per qualche paesino, alterniamo strada asfaltata a sentieri. 







Dopo circa tre ore decidiamo di fermarci in un bar per 20minuti di riposo e un cafe con leche. Arrivate al banco, le scoperte più sensazionali di questo cammino: il bizcocho e la torta di Santiago. A dire il vero, da brave ignoranti, prendiamo due cose a caso, che poi si rivelano essere i due dolci tipici del luogo, di cui abbiamo praticamente fatto indegestione nei giorni successivi. Il bizcocho non è altro che un pan di spagna morbidissimo, mentre la torta di Santiago è una torta a base di mandorle…entrambe ricette semplicissime, dicono, che quindi tenterò di imitare a breve perchè sono davvero troppo troppo buone! Provatele!



Molto soddisfatte dalla nostra merenda di metà mattina, ci rimettiamo in cammino e battendo ogni record previsto a mezzogiorno arriviamo a Portomarin. Le prime dell’ostello, incredibile.
L’albergue di Portomarin è stato il più difficile da prenotare, nonostante ci fossimo mosse con un mese di anticipo erano già quasi tutti pieni. Quello che abbiamo trovato, Albergue Folgueira, non era quindi il migliore del paese, ma ci siamo comunque trovate bene. Ecco, parentesi, nel caso in cui decidiate di fare il Cammino di Santiago ad Agosto, potete senz’altro permettervi di non prenotare gli albergues fino a Sarria. Ma per questi ultimi soliti 100 km è vivamente consigliato prenotare con largo anticipo, a meno che vi accontentiate di passare la notte sul pavimento di una palestra, cosa che sinceramente non mi sentivo di fare. Il mio concetto di ‘avventurosa’ ha dei limiti.

Tolte le scarpe da camminata, indosso un paio di orribili sandali –gentile concessione della mia amica E.- che come molti di voi sanno per me sono IL MALE, ma credetemi dopo 5-6 ore di camminata mi sono sembrati il paradiso! 
Usciamo per pranzo e ci fermiamo in uno dei tanti bar sotto i portici proprio di fianco alla chiesa di San Nicolás, nella piazza centrale. Optiamo per due empanadas, io con bacalhau e la mia amica con tonno, entrambe consigliate, e ovviamente la ormai immancabile torta di Santiago.

A stomaco pieno facciamo un giro del paese. Portomarin è senz’altro il paese più carino tra quelli visitati: affacciato su un lago artificiale, dà il benvenuto ai visitatori con una scalinata di pietra ricostruita su un arco del vecchio ponte romano-medievale – l’ultima fatica della giornata per i pellegrini prima del meritato riposo! Il vecchio paese di Portomarin è stato sommerso dal lago artificiale di Belesar, formatosi in seguito alla costruzione della diga nel 1962. I due quartieri che componevano l'antica Portomarin, San Nicolás y San Pedro, si trovano sul fondo del lago. Il paese è stato trasferito sul vicino monte del Cristo e i principali monumenti sono stati smontati e ricostruiti pietra su pietra: tra questi, la chiesa romanica di San Pedro e la chiesa fortezza di San Nicolás.

















Nel pomeriggio finalmente il sole e noi ne approfittiamo standocene sedute per un po’ a far nulla…fino a quando non ci viene la brillante idea di farci qualche autoscatto. 
La giornata si conclude così, con la mia amica che sistema la macchina fotografica su muretti e appoggi di varia natura e poi corre a sistemarsi di fianco a me, che ovviamente me ne sto comoda a ridere come una scema. Foto simbolo della giornata non può che essere questa.




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